domenica 17 agosto 2014
"Il cavaliere d'inverno" di Paullina Simons
Chi mi segue da tempo sa che amo i romanzi ambientati durante la seconda guerra mondiale, non ho mai capito il perchè. Masochismo? Forse. Ricerca del seme del male nell'animo umano? Motivazione più che plausibile.
Uniamo la mia passione per i romanzi storici con quella per la Russia, et voilà les jeux son fait!
"Il cavaliere d'inverno" mi è stato caldamente consigliato per anni, ne ho sempre e solo sentito parlare in termini entusiastici e, non appena ho sentito la chiamata mi sono tuffata nella sua lettura.
Estate 1941, Leningrado, nel Quinto Soviet Tatiana e la sua famiglia dividono due stanze e un corridoio in una di quelle che oggi chiameremmo "comune", la vita scorre senza intoppi, si lavora, si passano le serate in famiglia. La famiglia Metanov ha addirittura la fortuna di possedere una dacia sul lago Ilmen.
Tutto cambia quando una Domenica di Giugno la notizia dell'entrata in guerra della Russia arriva via radio.
Tatiana, la più piccola di casa, diciasettenne che ha sempre vissuto come una povera principessa viziata si trova catapultata in un mondo che non credeva esistesse, fatto di egoismo e lotta fino all'ultimo respiro per la sopravvivenza, proprio il primo giorno di guerra mentre aspetta il tram per comprare le provviste in vista del conflitto incontra Alexander, giovane militare in carriera, tra i due nasce una romantica tenerezza che ben presto sfocierà in un amore travolgente, i due dovranno combattere per salvare il loro rapporto non solo dalla guerra ma anche dalla famiglia di lei, dalla sorella Dasha (promessa sposa di Alexander) e da Dimitri, un soldato amico di Alexander a cui piace prendersi libertà quando non deve.
Lo sfondo della storia d'amore è la bellissima città di Leningrado (l'odierna San Pietroburgo), stretta nell'assedio tedesco e nel gelido inverno.
L'incontro tra Tatiana e Alexander, il loro amore impossibile e la lotta per la sopravvivenza durante il lungo inverno con razioni alimentari sempre più scarse, senza luce ne riscaldamento mi hanno fatta sospirare ad ogni riga, la descrizione della vita di stenti, delle malattie e delle disgrazie che decimano la famiglia Metanov in contrapposizione con l'amore crescente dei due protagonisti è così vivida che sembra di vivere accanto a loro nel minuscolo "appartamento". sentiamo il freddo che penetra nelle ossa, tossiamo con loro, ci sentiamo impotenti ogni volta che la razione viene diminuita.
Purtroppo quando la scena si sposta a Lazarevo il romanzo incontra una caduta di stile e di trama quasi senza fine, la magia del romanzo si blocca e ci troviamo dinnanzi a "cinquanta sfumature di Leningrado", pagine e pagine fitte di minuziose descrizioni di rapporti sessuali e litigate al limite del ridicolo per problemi inesistenti, da parte di Tatiana la cosa è anche comprensibile vista la sua giovane età, ma da Alexander mi aspettavo più maturità. Fortunatamente la vicenda torna a farsi interessante quando ci si sposta nuovamente a Leningrado.
Un romanzo che in partenza meritava le 5 stelle si è dovuto accontentare di 3, una sufficienza stiracchiata ottenuta grazie all'immensa crescita del personaggio di Tatiana.
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sabato 21 giugno 2014
"Roderick Duddle" di Michele Mari
Ebbene, "Roderick Duddle" vi donerà quel piacere che provaste da bambini a bocca spalancata di fronte al susseguirsi di parole e colpi di scena che penne magistrali scrissero per noi, è vero spesso la letteratura di intrattenimento ottocentesca è stata schernita , trattata alla stregua di fotoromanzi di serie b. Ma in quanti sono riusciti a rendere vive ed attuali le vicende di piccoli orfani meglio di Dickens?
La risposta è Michele Mari! Sì, avete letto bene, un italiano e per giunta contemporaneo!
"Roderick Duddle" non ha nulla da invidiare ai grandi romanzi dickensiani, la vicenda è quella di un orfano nato da una prostituta e impiegato come sguattero nella stessa locanda nella quale opera la sua genitrice. Roderick è un ragazzino che non sa di essere fortunato, non ha mai visto nulla se non l'Oca rossa dove vive e lavora, ma una grossa, enorme eredità lo attende non lontano da quelle mura, il bambino è l'ultimo discendente di una ricca famiglia di tradizione centenaria, come nelle migliori storie per riscattare quello che gli spetta dovrà mostrare il medaglione che apparteneva a sua madre.
Vi chiederete, tutto qui? Chiaramente non filerà tutto liscio, la corsa verso l'oro sarà piena di pericoli, troveremo personaggi che ci ricorderanno sicuramente i protagonisti di romanzi famosissimi quali "I promessi sposi", "Moby Dick" e "L'isola del tesoro".
Il divertimento però non è solo nostro, anche Mari si diverte a lasciare briciole di indizi sparsi per ogni capitoli e a lasciare il lettore sospeso nel punto di maggior pathos.
Un libro divertente, che non fa rimpiangere i classici da cui attinge.
Ora non mi resta altro che recuperare tutta la biobliografia di Michele Mari.
Vi chiederete, tutto qui? Chiaramente non filerà tutto liscio, la corsa verso l'oro sarà piena di pericoli, troveremo personaggi che ci ricorderanno sicuramente i protagonisti di romanzi famosissimi quali "I promessi sposi", "Moby Dick" e "L'isola del tesoro".
Il divertimento però non è solo nostro, anche Mari si diverte a lasciare briciole di indizi sparsi per ogni capitoli e a lasciare il lettore sospeso nel punto di maggior pathos.
Un libro divertente, che non fa rimpiangere i classici da cui attinge.
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mercoledì 11 giugno 2014
Premio Strega 2014: Ecco la cinquina finalista
Questa sera nella splendida cornice di Casa Bellonci si sono svolte le votazioni che hanno decretato quella che sarà la cinquina finalista di uno dei premi letterari più importanti d'Europa.
In semifinale erano arrivati in dodici, vediamo chi ce l'ha fatta e chi sono stati gli esclusi.
La cinquina è la seguente:
I miei favoriti non ce l'hanno fatta! Solo Pecoraro è riuscito a passare, e lo ha fatto prendendo una valanga di voti nonostante "La vita in tempo di pace" sia il suo romanzo d'esordio. Catozzella riuscirà nel grande slam Strega giovani e Strega "ufficiale"? Concordate con le scelte o il vostro favorito è rimasto fuori? Chi vorreste che vincesse?
In semifinale erano arrivati in dodici, vediamo chi ce l'ha fatta e chi sono stati gli esclusi.
La cinquina è la seguente:
I funerali di Berlinguer e la scoperta del piacere di perdere, il rapimento Moro e il tradimento del padre, il coraggio intellettuale di Parise e il primo amore che muore il giorno di San Valentino, il discorso con cui Bertinotti cancellò il governo Prodi e la resa definitiva al gene della superficialità, la vita quotidiana durante i vent'anni di Berlusconi al potere, una frase di Craxi e un racconto di Carver. Se è vero che ci mettiamo una vita intera a diventare noi stessi, quando guardiamo all'indietro la strada è ben segnalata, una scia di intuizioni, attimi, folgorazioni e sbagli: il filo dei nostri giorni. Francesco Piccolo ha scritto un libro anomalo, che è insieme il romanzo della sinistra italiana e un racconto di formazione individuale e collettiva. Ogni uomo vive almeno una storia d'amore che dura tutta la vita: quella con il proprio tempo e il proprio Paese, il matrimonio (burrascoso) tra la vita privata e la vita pubblica.
«Forse non mi piacciono gli uomini». Il giorno in cui tua moglie, all’improvviso, scoppia a piangere in cucina, è una piccola apocalisse. Uno di quei giorni in cui la tua vita va in frantumi ma giunge, anche, per un attimo, a dire se stessa. E allora Glauco Revelli, chef di un ristorante blasonato, maschio di quaranta anni, padre di una figlia di tre, va alla ricerca della propria verità di uomo. Dall’ingresso nell’età adulta, l’innamoramento, la costruzione di una famiglia, la nascita e l’accudimento di una figlia, fino al disamore della moglie (che gli si nega dal momento del parto) e al ritorno feroce degli insaziabili demoni del sesso, tutto è passato in rassegna dal suo sguardo implacabile e commosso. Con Il padre infedele Antonio Scurati scrive il suo libro più personale, infiammato dal tono accorato della confessione e, al tempo stesso, il romanzo dell’educazione sentimentale di una generazione.
L’ingegner Ivo Brandani è sempre vissuto in tempo di pace. Quando il libro comincia, il 29 maggio 2015, Ivo ha sessantanove anni, è disilluso, arrabbiato, morbosamente attaccato alla vita. Lavora per conto di una multinazionale a un progetto segreto e sconcertante, la ricostruzione in materiali sintetici della barriera corallina del Mar Rosso: quella vera sta morendo per l’inquinamento atmosferico. Nel limbo sognante di un viaggio di ritorno dall’Egitto, si ricompongono a ritroso le varie fasi della sua esistenza di piccolo borghese: la decadenza profonda degli anni Duemila, i soprusi e le ipocrisie di un Paese travolto dal servilismo e dalla burocrazia, il sogno illusorio di un luogo incontaminato e incorruttibile, l’Egeo. E poi, ancora indietro nel tempo, le lotte studentesche degli anni Sessanta, la scoperta dell’amore e del sesso, fino ad arrivare al mondo barbarico del dopoguerra, in cui Brandani ha vissuto gli incubi e le sfide della prima infanzia. Chirurgico e torrenziale, divagante e avvincente, La vita in tempo di pace racconta, dal punto di vista di un antieroe lucidissimo, la storia del nostro Paese e le contraddizioni della nostra borghesia: le debolezze, le aspirazioni, gli slanci e le sporcizie, quel che ci illudevamo di essere e quel che alla fine, nostro malgrado, siamo diventati
Samia è una ragazzina di Mogadishu. Ha la corsa nel sangue. Divide i suoi sogni con Ali, che è amico del cuore, confidente, e primo allenatore appassionato. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell'irrigidimento politico e religioso, mentre le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto e le prime affermazioni la candidano alle Olimpiadi di Pechino dove non vince ma si fa notare. Il suo vero appuntamento sarà quello di Londra. Ma tutto diventa difficile. Corre chiusa dentro il burka, il padre viene ammazzato al mercato di Bankara, la sorella decide di fuggire in Europa, Ali entra nel gruppo dei terroristi. È tempo di andarsene. Allenarsi ad Addis Abeba e farsi candidare per Londra. Purtroppo il comitato olimpico di Mogadishu non fa arrivare i documenti necessari e Samia si riscopre clandestina. Sola, decide per il viaggio, il terribile viaggio dei migranti dall'Etiopia al Sudan, e attraverso il Sahara verso la Libia per poi arrivare via mare in Italia. Sono mesi di umiliazioni, di vessazioni, di pura devastante corporeità. Quando sale sulla barca per Lampedusa, Samia è il sogno di se stessa, e l'acqua azzurra della libertà la inghiotte per sempre.
Lisario Morales è muta a causa di un maldestro intervento chirurgico, ma legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna. È poco più di una bambina quando le propongono per la prima volta il matrimonio: per sottrarsi a quest'obbligo cade addormentata. Quando non può opporsi alla violenza degli adulti, infatti, Lisario dorme. E addormentata da mesi, come la protagonista della più classica delle fiabe, la riceve in cura Avicente Iguelmano, medico fallito giunto a Napoli per rifarsi una reputazione. Tra mille incertezze, pudori, paure, la terapia, al tempo stesso la più prevedibile come la più illecita, sarà coronata dal successo, e però spalancherà davanti alla mente del dottore, fragile, superstiziosa, supponente - in una parola, seicentesca -, un vero e proprio abisso di fantasmi e di terrori, tutti con una radice comune: il mistero abissale, conturbante, indescrivibile del piacere femminile. Storia di una donna che scopre il piacere, di un pittore che scopre la passione, di una città intera che si ribella ai potenti, Lisario o il piacere infinito delle donne è soprattutto un romanzo di avventure, molto vicino alla maniera in cui si scrivevano nel Seicento, dal Quijote di Cervantes al Gil Blas de Santillana di Lesage, romanzi epici e picareschi con apparenti saggi del tutto folli e conclamati pazzi non scevri di qualche saggezza, in una girandola infuocata di invenzioni, tutte attorcigliate attorno allo stesso interrogativo: ma è del primo Seicento che qui si narra o di noi e di oggi?
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sabato 7 giugno 2014
"La meraviglia della vita" di Michael Kumpfmuller
Se amate la letteratura classica moderna, probabilmente la data e il problema di salute vi avranno già svelato chi è il protagonista di questo romanzo, se invece questi indizi non vi dicono nulla ecco la soluzione: il "Dottore" altri non è che Franz Kafka.
In questo romanzo conosceremo un Kafka diverso da quello che traspare attraverso i suoi scritti, o da quello che potremmo immaginare. Sono sicura che molti di voi crederanno che fosse un autore di successo come lo è ora, ma in verità lo scrittore praghese ha scritto molto poco e gran parte di quello che ha messo su carta è stato da lui buttato o confiscato dalla Gestapo e poi dato alle fiamme.
Nelle 240 pagine de "La meraviglia della vita" ci troviamo davanti ad una sorta di tragedia in tre atti, il pathos aumenta di riga in riga fino a raggiungere il momento più alto nella tragicità della morte dell'autore praghese prosciugato di tutte le sue forze, scheletrico e senza nemmeno la capacità di deglutire. Un anno costellato più da bassi che da alti, ma che grazie alla storia d'amore nata sulle spiagge del Baltico dona finalmente a Franz il piacere di scoprire quella meraviglia della vita a lui sconosciuta.
La vita a Berlino con Dora Diamant è dura, fa freddo, i problemi economici sono all'ordine del giorno ( 1$ vale un miliardo di marchi! ), Kafka fatica a trovare le forze per scrivere qualcosa di nuovo e quando lo fa non ne è soddisfatto, la salute non migliora l'autore è costretto a tornare a Praga, e a tornare in uno dei sanatori che tanto odia poichè impregnati di morte.
Un romanzo pieno di dolore e amore.
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sabato 31 maggio 2014
"Fratelli d'acqua"di Andréa del Fuego
Ci troviamo in Brasile, più esattamente nella Serra Morena, si sta preparando una tempesta e la famiglia Malaquias viene sorpresa dalla forza della natura durante il sonno. Un fulmine attraversa il tetto, si dirama colpendo genitori e bambini, uccidendo i primi. Nico, Antonio e Julìa si ritrovano così orfani. Il primogenito dovrà lavorare per Gerardo il fazendero proprietario di gran parte della Serra Morena, mentre i due più piccoli verranno spediti in orfanotrofio, dopo qualche anno Julìa verrà adottata da una ricca signora solo per farle da cameriera, mentre le suore proprietarie dell'orfanotrofio scopriranno che il dolce Antonio è nano.
Nico imparerà cos'è la vita mentre i suoi fratelli rimarranno sempre bambini, chi per statura, chi per mentalità.
La trama, la meravigliosa copertina, il fatto che con questo esordio Andréa del Fuego abbia vinto nel 2010 il prestigioso premio Saramago e il mio amore per la lingua portoghese mi hanno spinta ad acquistare questo piccolo gioiello.
Fratelli d'acqua è un libro intriso di quel realismo magico che tanto amiamo negli autori sudamericani,è un romanzo intriso di colori, disincanto, stupore, credenze legate agli spiriti dei defunti
Geraldo la temeva ancora, temeva quella pozzanghera che era la madre luogo dove gli stivali non lasciano orme, forma paludosa che intrappola i movimenti. Geraldina, in un istintivo gesto di separazione, se si fosse avvicinata a Geraldo si sarebbe messa a infastidirlo finchè non fosse saltato via da una pozza materna come una pulce espulsa dalla zampa di un animale
Una piccola saga familiare che tocca tre generazioni che nulla ha da invidiare al maestro Giarcìa Marquez e ai suoi "Cent'anni di solitudine", la scrittura della del Fuego è poderosa come l'acqua che prorompe da una diga, densa e torbida come l'acqua che stagna in una palude e fresca e delicata come acqua di sorgente.
Caldamente consigliato.
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venerdì 30 maggio 2014
Premio Campiello 52° edizione. Chi sono i finalisti?
Questa mattina a Padova si è tenuta la "cerimonia d'investitura" dei cinque finalisti al Premio Campiello arrivato alla cinquantaduesima edizione.
Una giuria composta da dieci letterati ha votato pubblicamente i cinque romanzi preferiti tra i 60 in lista per il rush finale, i candidati che hanno ricevuto sei voti sono passati alla fase finale del premio che verrà consegnato il 13 Settembre al teatro "La Fenice" di Venezia.
Ma chi sono i finalisti? Scopriamolo insieme.
Un paese lontano, sperduto tra le montagne, fatto di anime solitarie appese alle rocce, dove nevica in ogni stagione dell'anno, dove la gente ha la faccia bianca di chi sta sempre al chiuso, e il carattere silenzioso e gelido delle nevicate. Lassù vivono donne e uomini soffiati nella neve, statue di ghiaccio che nessun fuoco potrà mai sciogliere. Si allenano a resistere alla vita sfidando le avversità, il freddo, le difficoltà di coltivare la terra, il pericolo delle valanghe. Ogni sera si riuniscono accanto alle stufe e i vecchi, a voce bassa, cantano ai giovani i fatti che hanno accompagnato le loro giornate. Una storia che non deve essere dimenticata. La storia di un paese dove nevica anche d'estate e gli uomini hanno la pelle fredda...
Una giuria composta da dieci letterati ha votato pubblicamente i cinque romanzi preferiti tra i 60 in lista per il rush finale, i candidati che hanno ricevuto sei voti sono passati alla fase finale del premio che verrà consegnato il 13 Settembre al teatro "La Fenice" di Venezia.
Ma chi sono i finalisti? Scopriamolo insieme.
Iniziamo con il vincitore della sezione "Opera prima", Stefano Valenti con "La fabbrica del panico" edito da Feltrinelli.
Una valle severa. In mezzo, il lento andare del fiume. Un uomo tira pietre piatte sull’acqua. Il figlio lo trova assorto, febbricitante, dentro quel paesaggio. è lì che ha cominciato a dipingere, per fare di ogni tela un possibile riscatto, e lì è ritornato ora che il male lo consuma. Ma il male è cominciato molto tempo prima, negli anni settanta, quando il padre-pittore ha abbandonato la sua valle ed è sceso in pianura verso una città estranea, dentro una stanza-cubicolo per dormire, dentro un reparto annebbiato dall’amianto. Fuori dai cancelli della fabbrica si lotta per i turni, per il salario, per ritmi più umani, ma nessuno è ancora veramente consapevole di come il corpo dell’operaio sia esposto alla malattia e alla morte. Lì il padre-pittore ha cominciato a morire. Il figlio ha ereditato un panico che lo inchioda al chiuso, in casa, e dai confini non protetti di quell’esilio spia, a ritroso, il tempo della fabbrica, i sogni che bruciano, l’immaginazione che affonda, il corpo subdolamente offeso di chi ha chiamato “lavoro” quell’inferno. Ci vuole l’incontro con Cesare, operaio e sindacalista, per uscire dalla paura e cominciare a ripercorrere la storia del padre-pittore e di tutti i lavoratori morti di tumore ai polmoni. È allora che il ricordo diventa implacabile e cerca colori, amore, un nuovo destino.Dai primi romanzi di Paolo Volponi nessuno è riuscito a “entrare” in fabbrica con la potenza, il nitore, la stupefazione di Stefano Valenti, e quello che sembra un mondo perduto torna come il rimosso infinito della sopraffazione.
Passiamo ora alla cinquina finale:
Il primo ad entrare in finale è Michele Mari con "Roderick Duddle", edito da Einaudi
Il primo ad entrare in finale è Michele Mari con "Roderick Duddle", edito da Einaudi
Figlio di una prostituta, Roderick cresce tra furfanti e ubriaconi all'Oca Rossa, locanda con annesso bordello. Quando la madre muore il signor Jones, il proprietario, pensa bene di cacciarlo: quello che entrambi ignorano è che nel destino di Roderick c'è un'immensa fortuna, poiché è l'unico erede della nobile famiglia Pemberton. Il ragazzino si ritrova alle calcagna una folla di balordi, mentecatti, loschi uomini di legge e amministratori, assassini, prostitute, suore non proprio convenzionali, ognuno deciso a impadronirsi in un modo o nell'altro di una parte del bottino. E cosi Roderick fugge, per terra e per mare, in un crescendo di imprevisti, omicidi, equivoci e false piste.
Riesce a fare parte della cinquina anche Mauro Corona con "La voce degli uomini freddi", edito da Mondadori
Un paese lontano, sperduto tra le montagne, fatto di anime solitarie appese alle rocce, dove nevica in ogni stagione dell'anno, dove la gente ha la faccia bianca di chi sta sempre al chiuso, e il carattere silenzioso e gelido delle nevicate. Lassù vivono donne e uomini soffiati nella neve, statue di ghiaccio che nessun fuoco potrà mai sciogliere. Si allenano a resistere alla vita sfidando le avversità, il freddo, le difficoltà di coltivare la terra, il pericolo delle valanghe. Ogni sera si riuniscono accanto alle stufe e i vecchi, a voce bassa, cantano ai giovani i fatti che hanno accompagnato le loro giornate. Una storia che non deve essere dimenticata. La storia di un paese dove nevica anche d'estate e gli uomini hanno la pelle fredda...
Il terzo finalista è Giorgio Fontana con "Morte di un uomo felice", edito da Sellerio
Milano, estate 1981: siamo nella fase più tarda, e più feroce, della stagione terroristica in Italia. Non ancora quarantenne, Giacomo Colnaghi a Milano è un magistrato sulla linea del fronte. Coordinando un piccolo gruppo di inquirenti, indaga da tempo sulle attività di una nuova banda armata, responsabile dell’assassinio di un politico democristiano. Il dubbio e l’inquietudine lo accompagnano da sempre. Egli è intensamente cattolico, ma di una religiosità intima e tragica. È di umili origini, ma convinto che la sua riuscita personale sia la prova di vivere in una società aperta. È sposato con figli, ma i rapporti con la famiglia sono distanti e sofferti. Ha due amici carissimi, con i quali incrocia schermaglie polemiche, ama le ore incerte, le periferie, il calcio, gli incontri
nelle osterie.
Dall’inquietudine è avvolto anche il ricordo del padre Ernesto, che lo lasciò bambino morendo in un’azione partigiana. Quel padre che la famiglia cattolica conformista non poté mai perdonare per la sua ribellione all’ordine, la cui storia eroica Colnaghi ha sempre inseguito, per sapere, e per trattenere quell’unica persona che ha forse amato davvero, pur senza conoscerla.
L’inchiesta che svolge è complessa e articolata, tra uffici di procura e covi criminali, tra interrogatori e appostamenti, e andrà a buon fine. Ma la sua coscienza aggiunge alla caccia all’uomo una corsa per capire le ragioni profonde, l’origine delle ferite che stanno attraversando il Paese. Si risveglia così il bisogno di immergersi nella condizione degli altri, dall’assassino che gli sta davanti al vecchio ferroviere incontrato al bar, per riconciliare la giustizia che amministra con l’esercizio della compassione. Una corsa e un’immersione pervase da un sentimento dominante di morte. Un lento disvelarsi che segue parallelo il ricordo della vicenda del padre che, come Giacomo Colnaghi, fu dominato dal desiderio di trovare un senso, una verità. Anche a costo della vita.
Dall’inquietudine è avvolto anche il ricordo del padre Ernesto, che lo lasciò bambino morendo in un’azione partigiana. Quel padre che la famiglia cattolica conformista non poté mai perdonare per la sua ribellione all’ordine, la cui storia eroica Colnaghi ha sempre inseguito, per sapere, e per trattenere quell’unica persona che ha forse amato davvero, pur senza conoscerla.
L’inchiesta che svolge è complessa e articolata, tra uffici di procura e covi criminali, tra interrogatori e appostamenti, e andrà a buon fine. Ma la sua coscienza aggiunge alla caccia all’uomo una corsa per capire le ragioni profonde, l’origine delle ferite che stanno attraversando il Paese. Si risveglia così il bisogno di immergersi nella condizione degli altri, dall’assassino che gli sta davanti al vecchio ferroviere incontrato al bar, per riconciliare la giustizia che amministra con l’esercizio della compassione. Una corsa e un’immersione pervase da un sentimento dominante di morte. Un lento disvelarsi che segue parallelo il ricordo della vicenda del padre che, come Giacomo Colnaghi, fu dominato dal desiderio di trovare un senso, una verità. Anche a costo della vita.
Il quarto finalista è una donna , Fausta Garavini con "Le vite di Monsù Desiderio", edito da Bompiani
François nasce a Metz nel 1593, in una famiglia popolana. Suo padre muore quando lui è ancora in fasce e sua madre è costretta ad allontanarlo, appena cresce, nella speranza che trovi un mestiere. Lo manda così a Roma, sperando che impari a fare il pittore. Il ragazzo, arrivato a Roma, va a bottega e partecipa alla tumultuosa vita della città: la corruzione lo sfiora più volte, le passioni lo travolgono, frequenta gli ambienti artistici ma anche i bassifondi, scopre il sesso, ma poco a poco inizia a imporsi alla sua sensibilità - come un basso continuo - il senso della caducità, della transitorietà di ogni cosa. Le rovine diventano il suo tema iconografico preferito. Nel 1610, spinto dal desiderio di indipendenza e dalle parole della sua amante-prostituta, si trasferisce a Napoli, dove finalmente i suoi quadri vengono notati e apprezzati. Lì pare anche trovare l'amore: Isabella - che finalmente riesce a dargli un senso di pienezza e di quiete. Ma la pace non dura a lungo, perché il suo destino di nuovo segue il filo dell'imprevisto. L'Italia sembra non destinarlo alla felicità e François decide di lasciare il Paese, scomparendo per sempre nel mistero.
Last but not least l'ultimo finalista è Giorgio Falco con "La gemella H" edito da Einaudi
La storia di tre generazioni della famiglia Hinner, che dalla Germania di Hitler arriva all'Italia dei giorni nostri. A parlare è Hilde, testimone della sua stessa esistenza, ribelle inerte nel mondo progettato dal padre, dai padri. La sua voce, ora laconica ora straripante, narra ottant'anni di vicende private intimamente intrecciate al Novecento, "all'alba dei grandi magazzini", al turismo di massa, all'ossessione del corpo. Fino a innescare un cortocircuito che fa esplodere il nostro presente, denudandolo come mai prima era stato fatto. Se "I Buddenbrock" ripercorreva la decadenza di una famiglia tedesca dell'Ottocento, "La gemella H" non può che registrare il giornaliero "assecondare il flusso di eventi travestiti da soldi" di una famiglia ossessionata dai beni e compromessa con il Male. Decisa a dimenticare, pur di salvarsi.
Avete già letto uno di questi romanzi? Per chi tifate? Fatevi sentire.
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lunedì 26 maggio 2014
"La verità di Amelia" di Kimberly McCreith
Kate è obbligata a lasciare la riunione e a correre a scuola per recuperare la figlia minorenne, ma all'arrivo trova l'edificio circondato da mezzi dei pompieri auto della polizia e paramedici, il terrore si impossessa di Kate. Ci sarà stata una sparatoria? Un attentato? Avvicinandosi alla scuola nota un corpo riverso a terra coperto da un lenzuolo, qualcuno si è buttato dal tetto e quel qualcuno è Amelia.
Il caso è archiviato senza il minimo dubbio da parte delle autorità come suicidio, ma Kate non può crederci Amelia non lo avrebbe mai fatto o almeno non l'Amelia che conosceva; l'arrivo di un sms anonimo: Amelia non si è buttata, le regala un po' di sollievo forse come madre non è stata un completo disastro, ma chi poteva volere così male alla sua bambina da ucciderla?
Inizia così un viaggio nella vita privata della ragazza, noi lettori cercheremo insieme a Kate la verità leggendo SMS, newsletter,blog. Saremo catapultati nel mondo delle confraternite liceali, nelle quali vige la legge del più forte e i più deboli sono vittime di bullismo. Vedremo da vicino quali sono i pensieri di questi adolescenti cresciuti nel lusso, cosa li tormenta, come si comportano che maschere indossano.
I temi che affronteremo sono molteplici, di grande attualità e risonanza mediatica.
Un romanzo narrato sia da Kate che da Amelia, un vademecum per tutti i genitori che credono di conoscere i propri figli, un'ancora di salvezza per gli adolescenti, un rompicapo per gli amanti dei thriller psicologici, una lettura caldamente consigliata.
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