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domenica 4 gennaio 2015

Gennaio in libreria

Anno nuovo, libri nuovi!

Ebbene sì ragazzi! Anche a Gennaio il panorama editoriale ci offre nuove e succose novità:


Iniziamo con un libro edito da una new entry (rispetto al primo appuntamento della rubrica) la Minimum Fax: “Dilettanti” di Donald Barthelme.
Donald Barthelme, per i più attenti, non è un nome nuovo, ha infatti pubblicato per la stessa casa editrice altri libri tra i quali “Biancaneve” e “La vita in città”; ha ispirato molti autori contemporanei tra i quali anche David Foster Wallace, ed è uno dei maestri del postmoderno americano. “Dilettanti” è una raccolta di racconti -in tutto sono diciannove- che vogliono essere una critica alla società e all’individuo svelandone la natura ridicola e frammentaria, non con uno stile crudo e duro, ma grottesco, satirico, bizzarro e perfino surreale. Le tematiche sono tra le più svariate: il matrimonio, il lutto, Dio (quindi la religione)...
Per gli amanti dei racconti questa è un’occasione da non lasciarsi sfuggire.


In arrivo l’opera d’esordio di Marco Peano dal titolo “L’invenzione della madre”, una storia d’amore tra madre e figlio. Il figlio, Mattia, deve fare i conti con la malattia della madre che è in fin di vita; Mattia però non si rassegna, si ostina, vuole salvare la madre, pur sapendo che non è possibile e perciò decide di fare una cosa: non perdere nemmeno un istante. Ma la quotidianità con i suoi ostacoli è sempre in agguato e Mattia, tra casa,  lavoro, i problemi con la fidanzata e la figura del padre, trova come unico rifugio i ricordi; in questa avventura Mattia cercherà di dare una risposta a una domanda: si può sfuggire a se stessi?  Raccontando le vicende di Mattia e del suo rapporto molto forte con la madre, Marco Peano dona un senso all’aspetto più inaccettabile della vita: imparare a dire addio a ciò che amiamo.

Passiamo alla casa editrice E/O (altra new entry della rubrica), anche la E/O ci propone due titoli, il primo è: “La pietra pergli occhi. Venetia 1106 d.C.” di Roberto Tiraboschi.
È un romanzo storico che ha per protagonista Edgardo d’Arduino, giovane amanuense dell’abbazia di Bobbio; Edgardo è stato colpito da una malattia che lo ha privato della vista, senso di cui un amanuense non può fare a meno. Nel momento in cui inizia il romanzo Edgardo si trova a Venezia perché è in quella città che si trova il rimedio per i suoi occhi: una “lapides ad legendum” una pietra per leggere. Nella ricerca Edgardo si imbatte nel mondo dei vetrai di allora. Tutto cambia quando viene commesso un delitto: un giovane garzone viene ritrovato morto senza bulbi oculari e al loroposto si trova  uno schizzo di vetro trasparente.  Questo libro è una ricostruzione della Venezia medievale; città che fa da sfondo a una storia d’amore e di riscatto, attraversata da delitti orribili, false amicizie, lotte di potere e disastri naturali.

La seconda novità, dal titolo “I volti di Dio”, è una delle avventure mozzafiato del commissario Amédée Mallock il quale si trova alle prese con un killer seriale denominato “Il Truccatore”. La caccia a questo assassino si protrae da più di ottant’anni (l’omicida infatti ha iniziato a uccidere dal 1929), l'S.I e ha ucciso ben duecendo persone. “Il Truccatore” sembra imprendibile, un individuo invisibile con il dono dell’ubiquità. La scelta delle vittime sembra casuale, l’unico punto in comune è il trucco minuzioso che il killer applica sui volti delle stesse dopo averle torturate. In questo libro gli amanti della serie ritroveranno  la figura del commissario  alle prese con i più sofisticati sistemi d’indagine e con il mondo del paranormale, con il suo fascino da rubacuori e una cronica solitudine da misantropo, con le sue arti culinarie per organizzare cene fra amici e con la tristezza esistenziale che non lo abbandona mai, sempre assistito e sostenuto dai fedelissimi cinque di Fort Mallock.

    Anche  Guanda ci propone due romanzi dai titoli e dalle storie molto accattivanti: il primo è “Il misterodell’orso marsicano ucciso come un boss ai quartieri spagnoli” di Antonio Menna, giornalista napoletano, al suo esordio letterario. 
Un orso viene trovato morto in mezzo alla strada nei Quartieri Spagnoli di Napoli. Tony Perduto, giovane giornalista spiantato ma appassionato del suo mestiere, indaga, aiutato e intralciato da una colorata cricca di vicini. Accanto a lui due donne: la fidata amica Marinella e la misteriosa - e troppo bella - Tiziana, nipote di un camorrista. Contro di lui un'ambigua ed eterogenea banda composta dal direttore di un circo, il losco personale di uno zoo e due fratelli criminali. L'indagine metterà a rischio più volte la vita di Tony fino a che, prigioniero nei famosi, cupi cunicoli che corrono sotto Napoli, troverà il bandolo della matassa, ma rischierà di metterci il resto...
Si prospetta una storia divertente e molto leggera, un giallo napoletano perfettamente giocato tra suspense e atmosfera, leggerezza e mistero.

 “Morte a Notre-Dame” di Alexis Ragougneau; anche questo è un giallo che ha al suo interno elementi del thriller.
 Parigi, 16 agosto. Il giorno dopo le celebrazioni per l’assunzione della Vergine, una giovane donna prega in ginocchio in una delle cappelle laterali della cattedrale di Notre-Dame. Quando un turista la tocca accidentalmente, la donna crolla a terra, morta. La vittima, ancora senza identità, viene riconosciuta perché proprio il giorno prima aveva dato scandalo presentandosi alla processione vestita in maniera succinta. Le prime indagini si concentrano subito su Thibault, il «sospettato ideale». L’uomo, ossessionato dal culto della Vergine, il giorno prima aveva aggredito la ragazza proprio per via del suo abbigliamento poco consono. Durante l’interrogatorio Thibault, protestando la propria innocenza, si butta dalla finestra. Indagine chiusa, tutto chiaro. Ma padre Kern, il prelato responsabile di Notre-Dame, non è convinto e inizia una sua personale indagine, scoprendo una realtà ben diversa…
La storia sembra essere anche qui molto accattivante e di certo gli amanti dei giallo/thriller non possono perdersi queste due novità.

Per Sellerio esce  “Non è stagione” di Antonio Manzini. La storia vede protagonista Rocco Schiavone, un poliziotto romano, che viene trasferito ad Aosta. Schiavone conosce poco di quell’ambiente ed è nostalgico della sua città natia. Un giorno viene rapita una ragazza di diciotto anni, figlia di un imprenditore edile della zona; dietro questo rapimento si nasconde la criminalità organizzata. Schiavone comincia ad indagare e si imbatte in una realtà molto cruda;  nel frattempo il suo passato continua a minacciare il presente.





Atmosphere Libri, propone questo libro dal titolo “Lapenna dell’orso”, opera d’esordio di Carole Allemand. Ecco la trama:
Da cinquant’anni, il caso di Camille Duval non lascia pace agli specialisti della letteratura. Nessuno si spiega perché l’autore svizzero di successo, dopo la morte misteriosa della moglie e una strana storia di censura, quando la chiesa cattolica, nel 1948, inserì uno dei suoi romanzi nell’Indice dei libri proibiti, sia emigrato in America. Come mai, dopo dodici anni di silenzio, Camille Duval, torna a essere così presente? Come ha fatto a rinnovare il suo stile in modo così radicale? Come ha fatto a diventare quel genio che cambierà il genere del romanzo per tutti i tempi? Camille Duval (1901 – 1974) è un caso straordinario della letteratura. Carole Courvoisier, una giovane studiosa di lettere, vuole trovare una risposta a tutte queste domande e si mette sulle tracce dello scrittore misterioso. Non ha idea di essersi imbarcata nella missione più incredibile che la storia della letteratura abbia mai visto. L’eroina di questo giallo biografico si ritrova in un road movie che la porta ad attraversare un’America atipica e selvaggia, insieme a Jasper Felder, un veterano della guerra dell’Iraq. Il viaggio inizia a Manhattan e finisce in Alaska, dove l’incontro con l’orso grizzly rivela la prima verità. La penna dell’orso racconta in modo giocoso una storia accattivante che ha inizio nelle profondità dell’Hudson, attraversa i residui delle torri gemelle,
per poi finire in un ambiente universitario mormone. Il romanzo, che si contraddistingue per l’umorismo e la satira, alla fine ci rivela che lo studio degli orsi e la letteratura hanno molti punti in comune.

Anche per questo mese è tutto, spero di avervi intessuto un po’ di interesse e un po’ di curiosità.
L’appuntamento, come al solito, è al prossimo mese con uscite, spero, sempre più ghiotte, più succulente.


A cura di Sebastiano

venerdì 30 maggio 2014

Premio Campiello 52° edizione. Chi sono i finalisti?

Questa mattina a Padova si è tenuta la "cerimonia d'investitura" dei cinque finalisti al Premio Campiello arrivato alla cinquantaduesima edizione.
Una giuria composta da dieci letterati ha votato pubblicamente i cinque romanzi preferiti tra i 60 in lista per il rush finale, i candidati che hanno ricevuto sei voti sono passati alla fase finale del premio che verrà consegnato il 13 Settembre al teatro "La Fenice" di Venezia.
Ma chi sono i finalisti? Scopriamolo insieme.
Iniziamo con il vincitore della sezione "Opera prima", Stefano Valenti con "La fabbrica del panico" edito da Feltrinelli.


Una valle severa. In mezzo, il lento andare del fiume. Un uomo tira pietre piatte sull’acqua. Il figlio lo trova assorto, febbricitante, dentro quel paesaggio. è lì che ha cominciato a dipingere, per fare di ogni tela un possibile riscatto, e lì è ritornato ora che il male lo consuma. Ma il male è cominciato molto tempo prima, negli anni settanta, quando il padre-pittore ha abbandonato la sua valle ed è sceso in pianura verso una città estranea, dentro una stanza-cubicolo per dormire, dentro un reparto annebbiato dall’amianto. Fuori dai cancelli della fabbrica si lotta per i turni, per il salario, per ritmi più umani, ma nessuno è ancora veramente consapevole di come il corpo dell’operaio sia esposto alla malattia e alla morte. Lì il padre-pittore ha cominciato a morire. Il figlio ha ereditato un panico che lo inchioda al chiuso, in casa, e dai confini non protetti di quell’esilio spia, a ritroso, il tempo della fabbrica, i sogni che bruciano, l’immaginazione che affonda, il corpo subdolamente offeso di chi ha chiamato “lavoro” quell’inferno. Ci vuole l’incontro con Cesare, operaio e sindacalista, per uscire dalla paura e cominciare a ripercorrere la storia del padre-pittore e di tutti i lavoratori morti di tumore ai polmoni. È allora che il ricordo diventa implacabile e cerca colori, amore, un nuovo destino.Dai primi romanzi di Paolo Volponi nessuno è riuscito a “entrare” in fabbrica con la potenza, il nitore, la stupefazione di Stefano Valenti, e quello che sembra un mondo perduto torna come il rimosso infinito della sopraffazione.
Passiamo ora alla cinquina finale:
Il primo ad
entrare in finale è Michele Mari con "Roderick Duddle", edito da Einaudi

Figlio di una prostituta, Roderick cresce tra furfanti e ubriaconi all'Oca Rossa, locanda con annesso bordello. Quando la madre muore il signor Jones, il proprietario, pensa bene di cacciarlo: quello che entrambi ignorano è che nel destino di Roderick c'è un'immensa fortuna, poiché è l'unico erede della nobile famiglia Pemberton. Il ragazzino si ritrova alle calcagna una folla di balordi, mentecatti, loschi uomini di legge e amministratori, assassini, prostitute, suore non proprio convenzionali, ognuno deciso a impadronirsi in un modo o nell'altro di una parte del bottino. E cosi Roderick fugge, per terra e per mare, in un crescendo di imprevisti, omicidi, equivoci e false piste.
Riesce a fare parte della cinquina anche Mauro Corona con "La voce degli uomini freddi", edito da Mondadori

Un paese lontano, sperduto tra le montagne, fatto di anime solitarie appese alle rocce, dove nevica in ogni stagione dell'anno, dove la gente ha la faccia bianca di chi sta sempre al chiuso, e il carattere silenzioso e gelido delle nevicate. Lassù vivono donne e uomini soffiati nella neve, statue di ghiaccio che nessun fuoco potrà mai sciogliere. Si allenano a resistere alla vita sfidando le avversità, il freddo, le difficoltà di coltivare la terra, il pericolo delle valanghe. Ogni sera si riuniscono accanto alle stufe e i vecchi, a voce bassa, cantano ai giovani i fatti che hanno accompagnato le loro giornate. Una storia che non deve essere dimenticata. La storia di un paese dove nevica anche d'estate e gli uomini hanno la pelle fredda...
Il terzo finalista è Giorgio Fontana con "Morte di un uomo felice", edito da Sellerio

Milano, estate 1981: siamo nella fase più tarda, e più feroce, della stagione terroristica in Italia. Non ancora quarantenne, Giacomo Colnaghi a Milano è un magistrato sulla linea del fronte. Coordinando un piccolo gruppo di inquirenti, indaga da tempo sulle attività di una nuova banda armata, responsabile dell’assassinio di un politico democristiano. Il dubbio e l’inquietudine lo accompagnano da sempre. Egli è intensamente cattolico, ma di una religiosità intima e tragica. È di umili origini, ma convinto che la sua riuscita personale sia la prova di vivere in una società aperta. È sposato con figli, ma i rapporti con la famiglia sono distanti e sofferti. Ha due amici carissimi, con i quali incrocia schermaglie polemiche, ama le ore incerte, le periferie, il calcio, gli incontri nelle osterie.
Dall’inquietudine è avvolto anche il ricordo del padre Ernesto, che lo lasciò bambino morendo in un’azione partigiana. Quel padre che la famiglia cattolica conformista non poté mai perdonare per la sua ribellione all’ordine, la cui storia eroica Colnaghi ha sempre inseguito, per sapere, e per trattenere quell’unica persona che ha forse amato davvero, pur senza conoscerla.
L’inchiesta che svolge è complessa e articolata, tra uffici di procura e covi criminali, tra interrogatori e appostamenti, e andrà a buon fine. Ma la sua coscienza aggiunge alla caccia all’uomo una corsa per capire le ragioni profonde, l’origine delle ferite che stanno attraversando il Paese. Si risveglia così il bisogno di immergersi nella condizione degli altri, dall’assassino che gli sta davanti al vecchio ferroviere incontrato al bar, per riconciliare la giustizia che amministra con l’esercizio della compassione. Una corsa e un’immersione pervase da un sentimento dominante di morte. Un lento disvelarsi che segue parallelo il ricordo della vicenda del padre che, come Giacomo Colnaghi, fu dominato dal desiderio di trovare un senso, una verità. Anche a costo della vita.
Il quarto finalista è una donna , Fausta Garavini con "Le vite di Monsù Desiderio", edito da Bompiani

François nasce a Metz nel 1593, in una famiglia popolana. Suo padre muore quando lui è ancora in fasce e sua madre è costretta ad allontanarlo, appena cresce, nella speranza che trovi un mestiere. Lo manda così a Roma, sperando che impari a fare il pittore. Il ragazzo, arrivato a Roma, va a bottega e partecipa alla tumultuosa vita della città: la corruzione lo sfiora più volte, le passioni lo travolgono, frequenta gli ambienti artistici ma anche i bassifondi, scopre il sesso, ma poco a poco inizia a imporsi alla sua sensibilità - come un basso continuo - il senso della caducità, della transitorietà di ogni cosa. Le rovine diventano il suo tema iconografico preferito. Nel 1610, spinto dal desiderio di indipendenza e dalle parole della sua amante-prostituta, si trasferisce a Napoli, dove finalmente i suoi quadri vengono notati e apprezzati. Lì pare anche trovare l'amore: Isabella - che finalmente riesce a dargli un senso di pienezza e di quiete. Ma la pace non dura a lungo, perché il suo destino di nuovo segue il filo dell'imprevisto. L'Italia sembra non destinarlo alla felicità e François decide di lasciare il Paese, scomparendo per sempre nel mistero.
Last but not least l'ultimo finalista è Giorgio Falco con "La gemella H" edito da Einaudi

La storia di tre generazioni della famiglia Hinner, che dalla Germania di Hitler arriva all'Italia dei giorni nostri. A parlare è Hilde, testimone della sua stessa esistenza, ribelle inerte nel mondo progettato dal padre, dai padri. La sua voce, ora laconica ora straripante, narra ottant'anni di vicende private intimamente intrecciate al Novecento, "all'alba dei grandi magazzini", al turismo di massa, all'ossessione del corpo. Fino a innescare un cortocircuito che fa esplodere il nostro presente, denudandolo come mai prima era stato fatto. Se "I Buddenbrock" ripercorreva la decadenza di una famiglia tedesca dell'Ottocento, "La gemella H" non può che registrare il giornaliero "assecondare il flusso di eventi travestiti da soldi" di una famiglia ossessionata dai beni e compromessa con il Male. Decisa a dimenticare, pur di salvarsi.

Avete già letto uno di questi romanzi? Per chi tifate? Fatevi sentire.